Quattro scatenate Comedians all'Elfo

di Tiziana MontrasioCronologia articolo 

La badante ucraina, la pugliese lesbica, la cassiera svampita e la brianzola ritoccata, sono le quattro attrici dilettanti che dopo un rigoroso apprendistato arrivano a giocarsi il futuro con un provino ‘testato' da una spietata talent scout. Le aspiranti “Comedians” - Margherita Antonelli, Alessandra Faiella, Rita Pelusio e Claudia Penoni – portano in scena il testo di Trevor Griffiths con grinta, dimostrandosi attrici comiche di spessore e con alto tasso di affiatamento. Doti che hanno permesso al regista Renato Sarti, già a sua volta uno dei Comedians di successo di Gabriele Salvatores (1985), di esaltare le singole doti delle protagoniste. Ed è proprio l'Elfo (allora nella sala di via Menotti) ad ospitare la pièce del drammaturgo britannico, questa volta in versione prettamente femminile. In questo allestimento le aspiranti commedianti sono istruite da un'insegnante vera, Nicoletta Ramorino, che nonostante abbia superato le ottanta primavere prosegue la sua ‘missione' anche nella vita (al Centro Teatro Attivo). 

Le sue allieve, in questo caso, sono quattro gemelle diverse, non tutte allo stesso livello ma ben amalgamate. Si riconosce alla Penoni il merito di essersi cucita addosso con maestria lo stereotipo della badante ucraina, Irina, che trascina i piedi e le parole e si lancia in battute ironiche d'effetto che spesso hanno per bersaglio Putin. Tenera e ingenua la rotondetta cassiera interpretata dalla Antonelli, che sogna un riscatto sociale dalla misera posizione di “responsabile amministrativa”, come si autodefinisce, da 800 euro al mese, da un marito scemo e da qualche incidente di percorso sui social media. Poi c'è lei, la Faiella, sempre brava nel dar voce alla ‘passatella' sensuale che non si arrende all'evidente passare del tempo. Nei panni della brianzola Valentina Brambilla punta a diventare una star mentre si sfianca in esercizi di recupero tonico dell'interno cosce, si fa lampade solari e millanta viaggi alle Maldive da gran sciura. Poi c'è lei, Rita Pelusio, un vero concentrato di energia in un corpo da ragazzina, la ribelle e sfrontata aspirante attrice che forse tutti gli insegnanti di teatro vorrebbero avere. 

Nella parte della ragazzaccia che confessa la propria omosessualità a un'attonita platea di parenti pugliesi, il suo saggio raggiunge momenti di perfezione attoriale, ma non le aprirà la strada a un futuro da palcoscenico. La talent scout Maria Cillario (interpretata da Rossana Mola), esperta di show business per masse ammaestrate di prima fascia serale, boccia impietosamente e sceglierà proposte adatte a un pubblico di bocca buona “noi non facciamo i missionari, siamo dispensatori di risate”, con buona pace e rassegnazione della rigorosa insegnante. 

La versione al femminile di Comedians è sicuramente meno dirompente rispetto all'edizione di trent'anni fa di Salvatores, che non solo avviò al successo quel gruppo di giovani attori protagonisti, ma ebbe il grande pregio di portare nei teatri un grande assente: il pubblico giovane. La messa in scena di Sarti è meno roboante, meno muscolare, ma non per questo meno apprezzabile. Qualche calo di tono e sfilacciatura nella prima parte dello spettacolo, ma anche un ampio riscatto nel secondo tempo grazie alle singole performances. Il format femminile piace, la versione appare inevitabilmente più intima, quindi imperfetta, tremolante come gli avambracci della Brambilla, indubbiamente più realistica e dolente. 

Con Margherita Antonelli, Alessandra Faiella, Rita Pelusio, Claudia Penoni, Nicoletta Ramorino e Rossana Mola, Regia di Renato Sarti - produzione Teatro della Cooperativa
Al Teatro Elfo Puccini di Milano fino a domenica 22 febbraio 

Sole24h.it – 20 febbraio 2015


Comedians. Un classico della commedia in chiave femminile 

Categoria principale: RECENSIONI 

Category: Recensioni Teatro Torino 

Published: 27 Gennaio 2015 

Scritto da Paolo Ferrara 

COMEDIANS - Teatro Colosseo 

In scena il 23 gennaio al Teatro Colosseo “Comedians” libero adattamento dello spettacolo di Trevor Griffiths (1975) di Renato Sarti, Margherita Antonelli, Alessandra Faiella, Rita Pelusio, Claudia Penoni.

Tratto da uno spettacolo di Trevor Griffiths, Comedians è un’opera metanarrativa. La sua struttura di spettacolo nello spettacolocrea un piccolo gioco di scatole cinesi che permette di portare avanti sketch, battute e piccoli momenti da one man (o meglio, woman) show, con una struttura di racconto che esplora e approfondisce un amaro atto d’accusa ad un certo modo di concepire la comicità.

Sono due le figure, le diverse anime del comico (o della comica) che vengono affrontate sulla scena: quello che della comicità ne fa strumento, vocazione, lente d’ingrandimento e dito puntato sul mondo (e le sue storture) e catalizzatore di riflessioni, e quello che della comicità ne fa un veicolo comodo e poco impegnativo, anestetico per le menti e votato alla risata facile come alla facile svendita.
Qualche sedia, un tavolo e le doti istrioniche di quattro comiche (Margherita Antonelli, Alessandra Faiella, Rita Pelusio e Claudia Penonie) e a due spalle di supporto (Nicoletta Ramorino e Rossana Mola) ci lanciano in un mare di sorrisi, risate e qualche riflessione rispettando l’idea dello spettacolo originale che in passato aveva lanciato stelle come Paolo Rossi, Claudio Bisio, Silvio Orlando e Bebo Storti, diretti da Salvatores.

Non è meramente “estetica” la sua reinterpretazione tutta al femminile: invece di offrirci una pietanza riscaldata, ci porta ad una ricetta alternativa, ad un terzo punto di vista ancora sul mondo del “comico”. Non siamo davanti ad un espressione di quote rosa: non è una gara né un gioco di par condicio. Le quattro comiche sul palco si appropriano dello spettacolo e lo fanno loro come se fosse stato cucito appositamente per loro o se fosse stato scritto proprio oggi, grazie ad un aggiornamento che sposta la comicità su questioni di cronaca estremamente recenti.

Qualche piccolo inciampo non è sufficiente a minare la grinta e l’entusiasmo che contraddistingue la piece e, soprattutto, tutte le sue interpreti.

Gufetto.it – 27 gennaio 2015



 
 
   












 
 


La versione di Barbie – monologo ad alto contenuto satirico

Autore: Nicoletta Fabio 

Basta con le donne di plastica!

Sul palcoscenico del Teatro della Cooperativa, la divertente e brillante commedia scritta e interpretata da Alessandra Faiella, in prima milanese.

Spumeggiante, scatenata e vivace. Alessandra Faiella, autrice e interprete dello spassoso monologo satirico La versione di Barbie, in scena in prima milanese al Teatro della Cooperativa, sfida – a colpi di comicità e con tutta la verve che da sempre la caratterizza – gli stereotipi in cui le donne sono state ingabbiate, loro malgrado, fin dall’antichità. La bellezza come conditio sine qua non per essere accettate socialmente, la lotta ai peli superflui e ai chili di troppo come unica battaglia “sociale” da condurre, la cura della casa e della famiglia come missione di vita: a tutto ciò la straordinaria attrice milanese si oppone con la forza di una risata, rispolverando vecchi modi di dire tutti “femminili” (esilarante lo sketch dedicato al ciclo mestruale) e aneddoti legati alla sua infanzia di bambina “strana”, felice di giocare con le automobiline e non con la temutissima e odiata Barbie. Perché la Barbie incarna una bellezza “assoluta” impossibile da tollerare, una perfezione fantascientifica talmente insopportabile da scatenare reazioni violente da parte di alcune bambine, dedite a torturare e decapitare le malcapitate bambole. Altro che favole, la vita al femminile è un autentico film horror!
Con leggerezza e umorismo, Alessandra Faiella passa in rassegna i momenti salienti della vita di una donna – l’adolescenza, l’amore, la vita di coppia, la carriera, la maternità e la tanto temuta menopausa – enfatizzandone i tratti più comici e sdrammatizzandone per contro le “tragedie”, come il terrificante “crollo della libido”, facilmente curabile con l’ausilio di un amante giovane e aitante.
Ma dietro tanta ilarità l’attrice lascia intravedere una vena di ”serio” femminismo, incitando le donne a non rimanere ancorate a vecchi modelli di comportamento e sessisti canoni estetici ma ad alzare lo sguardo, come ci ha insegnato Margherita Hack, per ammirare il cielo stellato e per riappropriarci della nostra identità.

Lo spettacolo continua:
Teatro della Cooperativa
via Hermada, 8 – Milano
fino a domenica 13 ottobre
orari: feriali ore 20.45 – domenica ore 16.00

La versione di Barbie – monologo ad alto contenuto satirico
di e con Alessandra Faiella
regia Milvia Marigliano
Produzione Marangoni Spettacolo

 

Persinsala – 5 ottobre 2013


Alessandra Faiella e l'inadeguatezza del modello Barbie

di Tiziana MontrasioCronologia articolo8 ottobre 2013
Questo articolo è stato pubblicato il 11 ottobre 2013 alle ore 17:22.
L'ultima modifica è del 13 ottobre 2013 alle ore 13:17

Inadeguatezza. E' la sensazione che provano molte donne allevate in un universo di chiffon rosa abitato da bambole anoressiche, bionde e perfette. Un modello esaltante e allo stesso tempo un confronto avvilente in cui tutte siamo inesorabilmente transitate. Alessandra Faiella sceglie il totem Barbie per ridare attualità a questo disagio, infila i suoi spilloni nel fantoccetto rosa, usando tutta la sua fisicità e strappa gli applausi del suo pubblico. 

La bambolina intramontabile (55 primavere), che ha costretto molte bambine a tediosi pomeriggi di sfilate e dolciforni, diventa un pretesto per rispolverare tematiche tristemente attuali, con toni leggeri, esilaranti e spumeggianti. Per molti versi la performance della brava attrice, guidata dalla regia di Milvia Marigliano, non contiene messaggi inediti sull'argomento - almeno per la generazione delle cinquantenni che hanno invaso le piazze negli anni Ottanta - ma la calda risposta del pubblico (sala gremita in un piovoso pomeriggio di domenica in un teatro di periferia) fa pensare che poco sia cambiato da allora e testi sacri come "Dalla parte delle bambine" della Gianini Belotti abbiano bisogno di una sostanziale rispolverata. 

Sì perché la top model di plastica, afferma l'attrice comica, continua ad essere il primo modello di donna rispetto al quale cominciamo tutte a sentirci inadeguate, un bel 'vaffa' è dedicato a te e sono i vaffa che aiutano a crescere. 

Un invito quindi ad uscire dai canoni estetici per seguire modelli stile Margherita Hack, donna libera "che ci ha insegnato a guardare il cielo e le sue costellazioni". 

Fino al 13 ottobre
al Teatro della Cooperativa
via Hermada 8 Milano

Ilsole24ore online – 11 ottobre 2013


LA VERSIONE DI BARBIE

Pubblicato il 07/10/2013| Lascia un commento 

Fresca e incisiva, esuberante, ironica e naturale, “donna”, in modo originale come ognuna dovrebbe poter essere Alessandra Faiella toglie il fiato al pubblico del Teatro della Cooperativa che esce letteralmente con il mal di pancia dal ridere dopo aver sentito “La versione di Barbie”. In cartellone fino al 13 ottobre lo spettacolo nasce dall’omonimo libro pubblicato dall’attrice con Mondadori, storpiando nel titolo “La versione di Barney”. Qual è la “sua” Versione di Barbie”? E’ quella di una piccola Alessandra che non voleva giocare con questa bambolina ma agli indiani, i bimbi-indiani, però, al massimo le facevano fare “la moglie che sta a casa”. Poi voleva vestirsi da capo indiano e non da damina, ma la madre al massimo le avrebbe concesso un vestito da donna sioux, senza sapere che sioux, così svela l’attrice, significa “puttanella”. E così via l’attrice percorre tutte le età di una donna dall’adolescenza alla menopausa schivando ogni banale stereotipo che trova sul percorso e concedendosi invece piccoli monologhi letterari ed etimologici. “Lei, quella lì sotto” non la si può mica chiamare, e se proprio la si vuole indicare ecco che spuntano “la vergogna”, “boschetto”, “valle oscura” che un po’ ricorda Dante, e “cotoletta”, termine brevettato dalla zia. Idem per “menarca”, che se ce lo avessero gli uomini, andrebbero in giro a vantarsene: “ o ma sai che io c’ho un flusso che ti stendo”. La platea ride, non smette, soprattutto gli uomini che si rivedono in una scena dell’Ikea alle prese con scarpiere dalle ante che cigolano o in non – conversazioni a tavola, mugugnate.
Faiella riempie tutto il palco, da sola, vestita di quotidiano, naturale, senza musica e senza coreografia, riempie gli occhi di immagini che uscendo dal teatro tutti giurerebbero di aver visto messe in scena. E’ la sua bravura: con voce e gesti crea. All’improvviso, quando è quasi ora di andare, sta scadendo il parcheggio degli spettatori e la gola dell’attrice si fa un po’ secca, dal  palco, a sorpresa, arriva la stoccata finale. Inaspettata. Una sfilata di donne non-Barbie: la vecchietta che fa i ravioli a mano, la nonna che insegna il francese al nipote, e via via tante donne normali e speciali, ben lontane dall’essere l’ennesima versione di Barbie e molto vicine a se stesse. “Come Margherita Hack, che ci ha insegnato a guardare il cielo”. Applauso finale, un moto di commozione, e tutte le risate assumono un secondo significato oltre a quello estemporaneo dello svago di una serata.
“Ecco – scrive infatti Alessandra Faiella nel suo libro – è arrivato il momento di capire che ci dobbiamo salvare da sole” .

Omnimilano – Marta Abbà – 7 ottobre 2013


Fino al 25 novembre 2012
REPLICA SPECIALE SABATO 17 NOVEMBRE ALLE 16.30
NUDI E CRUDI
dal racconto di Alan Bennett
traduzione e adattamento di Edoardo Erba
con Max Pisu Alessandra Faiella
con la partecipazione di Claudio Moneta
regia di Marco Rampoldi

 

LA RECENSIONE 

di Alessandra Branca

Continua al Teatro della Cooperativa di via Hermada il successo della piéce tratta dal racconto di Alan Bennett. Con Alessandra Fajella e Max Pisu. Fino al 25 novembre, con repliche fuori programma.

COSI’ FAN… TUTTE !

Gli ingredienti per piacere ci sono tutti: attori noti al grande pubblico della televisione, leggerezza, ed una sceneggiatura di tutto rispetto, tratta da uno degli autori europei più quotati degli ultimi decenni. Ma quella che in questi giorni si sta rivelando come la commedia più gettonata della stagione, nasce invece come una vera e propria sfida di produzione dal Teatro della Cooperativa. 

Ora possono riossigenarsi con l’imprevisto successo di pubblico che sta costringendo a repliche fuori programma (due spettacoli domenica scorsa e due per i prossimi due sabato), ma fino ad una decina di giorni fa se ne stavano col fiato sospeso. Giacché comunque si trattava di azzeccare la mescola giusta degli ingredienti e ciò che poteva convincere della messa in scena, se non all'altezza, avrebbe potuto anche deludere. Almeno tre  gli elementi cruciali da giocarsi sul palco:  la trasposizione teatrale da un racconto del 1996 di Alan Bennett; l’affidare la recitazione a due attori sì noti ma anche più avvezzi ad altri canali che non il teatro di posa; la resa materiale della scenografia, visto che tutta la vicenda ruota attorno ad un personaggio  ingombrante: la casa dei Ransome ed il suo massiccio arredamento.

L’autore dell’adattamento, Edoardo Erba, ha spiegato durante la conferenza stampa che un autore come Alan Bennett presenta senz’altro dei punti di contatto stretti con la narrazione teatrale. Vero; non soltanto infatti Bennett è autore inglese (e come tutti gli inglesi ben radicato alla tradizione scenica del paese di Shakespeare), non soltanto inoltre lo stesso Bennet ha già scritto con successo per il teatro; ma la costruzione stessa dei suoi racconti ha punti di forza proprio nelle battute dei dialoghi. Tuttavia rimane pur vero che il suo stile trova finezza nelle notazioni ‘fuori scena’ del narratore onniscente.

Allo scoglio della costruzione del copione aggiungerei inoltre quello dell’argomento e dei personaggi. Si tratta di un lavoro ormai ventennale e che verte su due personaggi molto ‘english’ per il pubblico italiano. Di questo non si è parlato in conferenza stampa ma ci permettiamo qui di sottolinearlo. La traduzione dunque è anche culturale e lo humour dimesso che nasce dal gioco su alcuni caratteri tipici nazionali inglesi poteva non ottenere lo stesso effetto applicato alla nostraitalianità.

Ma è proprio qui che, sorprendentemente, la scelta degli attori si rivela azzeccatissima. Chi meglio di due caratteristi d'assalto come Pisu e Fajella poteva dar corpo e smalto ad una matura coppia borghese ingessata da manie e valori di riferimento troppo ingombranti per permettere un godimento della vita fuori dal  da vezzi ed agiatezze abitudinarie?

Così, lo snobismo inglese del Mr Ransome di Bennett si connota di quella venatura grossolana dell’uomo di borghesia medio alta italiano che si compiace della propria professione della sicumera nel trattare con assicurazioni e burocrazia e che di là dalla  mania mozartiana poco indaga la fertilità della cultura; anche l'aspetto prestante di Pisu presta al personaggio una spavalderia che gli italiani ben riconoscono, quella dell’uomo che si piace, vuole piacere e che si è fatto da sé.

Alessandra Fajella d’altro canto non solo immette energia e simpatia istintive alla incolta e succube Mrs Ransome, ma padroneggia con ironia ed espressività tale la scena da divenire veramente la regina dello spettacolo. Ed anche qui, pur rispettando totalmente le istanze portate dal personaggio del racconto bennettiano, vi infonde una verve di provincia tutta nostra ed immediatamente captabile dal pubblico.

E sembra di averli conosciuti questi due coniugi, tipi di cui tanti di noi hanno esperienza nel proprio giro di amicizie… Lui che si pavoneggia per un buon colpo con l’assicurazione, inossidabile nella diffidenza verso il nuovo e lo straniero, e lei che d’un tratto scopre che la vita ha i colori della televisione (dalla quale la donna impara un nuovo linguaggio e nuovi riferimenti affettivi) ma anche quelli delle spezie e degli ammennicoli scintillanti della bottega dell’indiano sotto casa.

L’uno statico, di gesso; l’altra flessibile al cambiamento, in virtù proprio dell’ingenuità della propria ignoranza. Ed in virtù, senz’altro, del genere femminile. Alan Bennett e con lui il regista Marco Rampoldi, indicano senza troppe velature nella donna il soggetto più pronto a mettersi in discussione aprendosi ad una società cangiante. Nella sempiterna aspirazione tutta femminile alla felicità, anche quando filtrata e mediata dal cliché culturale del matrimonio e della coppia ‘perfetti’, risiede la chiave per il rinnovamento individuale, alla scoperta di una comunicazione più intima, anche con se stessa, e relazionale.

La resa scenica della casa e dei movimenti di oggetti , suppellettili ed emotività che essa genera, risulta efficace. Accessori da campeggio a creare lo spazio d ma gradevole  ed un telone stampato a rendere l’inaffettività e l’ingombro della casa ricca e ben ammobiliata. E così si salvano anche i volumi ristretti del palco.

Terzo attore sulla scena il bravissimo Claudio Moneta. E’ ‘il terzo’ in ogni situazione. Psicologo d’ufficio, poliziotto, sgangherato giovinastro nonché ginnico artista d’attico, è l’elemento di collegamento non solo tra i diversi quadri delle scene ma anche fulcro del duetto asincronico della (non) comunicazione della coppia Ransome.

Una menzione particolare la merita il finale (che non sveliamo). La non facile resa del lungo discorso narrativo-didascalico del testo originale risulta nella sceneggiatura  e nella regia particolarmente coinvolgente per lo spettatore. Grazie anche ad una Alessandra Fajella ‘spettacolare, che rivela una profondità recitativa capace di trasmettere tanto il dolce (goffo, come da personaggio) quanto l’amaro (del senso della vicenda). Rimanendo nel tono medio, non pedante, di una commedia godibile per tutti. 

Per il Teatro della Cooperativa un successo. Per la produzione un bersaglio centrato.

Alessandra Branca – naviglioparlante.it – 15 novembre 2012


 

Nudi e crudi

Il tragicomico test da stress di coppia di Alessandra Faiella e Max Pisu

Più passa il tempo, più rischiamo di diventare le nostre cose. E le cose hanno un ruolo determinante in Nudi e crudi, il delicato test da stress predisposto da Alan Bennett al quale si sottopongono due cavie comiche d’eccezione, Alessandra Faiella e Max Pisu, coadiuvate dal poliedrico Claudio Moneta.

E le cose all’inizio spariscono. Ci hanno svaligiato la casa. Ci hanno portato via tutto. La serata dei coniugi Ransome, iniziata con il Così fan tutte a teatro, finisce con una pessima sorpresa: la dimora è vuota. Non c’è più niente, neanche la carta igienica, tanto che il granitico avvocato Maurice Ransome è costretto a liberarsi dall’impaccio con il pieghevole di Mozart che, giustamente, resiste anche allo sciacquone, mentre la moglie, la soave e svampita Rosemary Ransome, cinguetta di drammi culinari.

Chiama la polizia, chiama l’assicurazione, vai a lavorare, compra qualche genere di prima necessità. I Ransome cercano di riprendere il trantran, ma l’amalgama non c’è più, sparito insieme alle cose di casa. O forse non c’è mai stato. Rosemary scopre l’esistenza del commerciante indiano del quartiere, che non avrà i mobili in radica e il cibo griffato, ma almeno insieme al pollo al curry, alle poltrone a sacco, alla candela aromatizzata e a una statua felina dal design asiatico, ti cede anche un po’ della spensieratezza andata perduta tra i riti del prevedibile e borghese Maurice.

Intanto, mentre Mrs Ransome inizia a capire che sia lì fuori che tra le pareti domestiche c’è sempre stato un mondo, una girandola di personaggi strampalati incrocia il suo destino e quello di Maurice: un annoiato agente di polizia, uno psicologo dai discreti sbalzi umorali, il (quasi) millimetrico assicuratore, il simpatico fattone di guardia a un magazzino e l’atletico ed eccentrico vicino di casa.

Tra una nuova collana etnica, un cellulare – Mr Ransome non voleva telefonini. Sono roba da insicuri – e una finestra sul mondo chiamata televisione, Rosemary prende consapevolezza della propria situazione vincolata da lacci e lacciuoli e soprattutto povera di dialogo con la prevedibile dolce metà. All’epilogo ci si arriva passando per un paio di colpi di scena che libereranno Rosemary dai suoi impacci. Beh, uhm, sì, in fondo libereranno anche Maurice, in un finale che dà a entrambi quella che pare essere l’unica soluzione possibile.

una frasefate come se foste a casa vostra. Ma è casa nostra

perché sì – perché tra il tragico e il comico ci ricorda che, di suo, il matrimonio non è la tomba dell’amore: gli assassini si chiamano routine, noia e quel filo di egoismo che ci porta a delimitare gli spazi. Perché se Alessandra Faiella e Max Pisu li conosciamo, allora è il caso di scoprire il versatile campionario di umanità proposto da Claudio Moneta.

di Alan Bennett
adattamento teatrale Edoardo Erba
con Alessandra Faiella e Max Pisu
con la partecipazione di Claudio Moneta
regia Marco Rampoldi

 

Milanomilano.eu – 8 novembre 2012


L'umorismo british di "Nudi &Crudi" fa il tutto esaurito con Alessandra Faiella

di Tiziana MontrasioCronologia articolo 21 novembre 2012

In questo articolo

L'umorismo british di "Nudi &Crudi" fa il tutto esaurito con Alessandra Faiella

Alan Bennett trionfa in un piccolo teatro della periferia milanese. È un successo solo apparentemente inspiegabile, perché lo scrittore e drammaturgo inglese, autore di diversi capolavori fra cui "La sovrana lettrice" e "La pazzia di Re Giorgio" (entrambi pubblicati da Adelphi), è maestro di quello humor british non sempre facile da trasporre in scena scansando il tedio o il macchiettistico.

In "Nudi & Crudi" (The clothes they stood up in), adattamento teatrale di Edoardo Erba e regia di Marco Rampoldi, l'operazione non si può dire che sia riuscita alla perfezione, ma ha superato a pieni voti il test del pubblico, tanto più che sono state organizzate repliche straordinarie per accontentare le numerose richieste. Sarà stata l'aggiunta di qualche ingrediente nostrano che ha smussato alcune spigolosità del testo, sta di fatto che lo spettacolo ha presa in un momento in cui si fatica a riempire le sale teatrali, soprattutto quelle lontano dai centri storici. Nello sviluppo della vicenda, che vede due coniugi rientrare a sera e trovare l'appartamento completamente svaligiato "compresa la carta igienica", a dominare la scena è lei, Alessandra Faiella, attrice comica irresistibile, già nota anche al pubblico televisivo, che nella sua lunga carriera ha percorso un tracciato meno accomodante ed ora ha scelto di mettersi alla prova con un Bennet d'annata e con compagni d'avventura di differente formazione.

 

La sua vena comica si esprime nel ruolo di una moglie svampita e ottusa che individua nella malasorte la possibilità di rompere l'involucro alienante in cui è rinchiusa da un marito pignolo e paranoico. Il legnoso consorte è interpretato da Max Pisu con un approccio recitativo che risulta più lieve, per certi tratti quasi dissonante. Quel Mr Ransome che nel testo originale ha un profilo più snob e arrogante, nella messa in scena di Rampoldi si avvicina di più allo stereotipo del marito italiano. Anche il bravo Claudio Moneta sembra staccarsi dal contesto, con qualche decibel di troppo, nello sforzo di tener testa al carosello di personaggi da interpretare (il poliziotto, lo psicologo, il vicino). Mr e Mrs Ransome si spogliano delle loro nevrosi di coppia davanti a un pubblico divertito e la loro (non) comunicazione si sfalda di fronte al tragicomico evento che li ha colti di sorpresa, destabilizzando le certezze di lui e offrendo un'illusoria via di fuga a lei, fino al colpo di scena finale. Un'asciugata al testo ne avrebbe aumentato l'efficacia, ma alla fine il canovaccio regge e il rischio di deragliare nel cabaret è sventato. Il risultato è apprezzabile, i tre attori diversamente bravi, il pubblico soddisfatto e Bennett è salvo, forse più comico e molto meno british.

Nudi e crudi (The clothes they stood up in) di Alan Bennett 
Traduzione e adattamento di Edoardo Erba
Con Max Pisu e Alessandra Faiella
Con la partecipazione di Claudio Moneta
Regia di Marco Rampoldi
Fino al 25 novembre
Al Teatro della Cooperativa via Hermada 8 Milano (zona Niguarda)
Consigliabile prenotare tel. 02:6420761-02.64749997

 

Sole24ore.it – 21 novembre 2012